Quanto vale il mercato online in Italia ?

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E’ di fine maggio 2009 l’ Indagine NetComm – GfK Eurisko 2009 sulla situazione dell’ecommerce in Italia.

Un’analisi dettagliata ed interessante che raffronto in questi giorni con un rapporto sulla presenza di eBay in Italia e nei principali paesi europei,
Ebay in Italia ha una presenza e muove un volume d’affari minore rispetto a Gran Bretagna e Germania, in ragione di una offerta minore. E’ infatti molto basso il numero dei venditori online che comunque muovono un fatturato medio paragonabile a quello degli altri paesi europei.

L’analisi di Eurisko ha alcuni punti fermi

  • Il commercio online in Italia rallenta
  • le resistenze nel confronto del commercio online sono ancora alte
  • C’è un problema di fiducia generale nei confronti dell’ecommerce
  • E’ alto il valore del passaparola tra amici, mentre è bassa la credibilità della comunicazione aziendale

L’analisi NetComm – GfK Eurisko 2009 è disponibile per essere letta in tutti i suoi aspetti

Alcune considerazioni mi sembrano interessanti
E” finita l’idea che il commercio online sia una declinazione possibile del commercio che si poteva presumere diviso tra piccola e grande distribuzione. Nella realtà il commercio online non è una versione diversa della vendita per corrispondenza, ma un modo di configurare l’offerta disponibile.

Qui entra in campo la particolare conformazione della distribuzione commerciale in Italia. Siamo il paese che contemporaneamente ha una alta presenza della grande distribuzione (nel Nord Est raggiunge la più alta diffusione in Europa) e una diffusa e capillare presenza della piccola distribuzione, che non sembra ancora fortemente intaccata dalla crisi economica.

Questo grande diffusione dell’offerta offline rappresenta sicuramente un freno alla crescita dell’ecommerce.

Se infatti il consumatore ha ampia disponibilità di prodotti ed offerte, perché andarle a cercare online e trovare in fondo meno che nella strada ?

E’ con tutta probabilità il problema che affligge anche eBay in Italia. Un basso numero di venditori, con offerte concentrate in aree ben definite, ma non estese da rappresentare una disponibilità così larga da indurre il cliente a cercare in profondità sulla piattaforma.
E mentre negli altri paesi come GB e Germania la crescita del numero dei venditori è comparabile al tipo di distribuzione commerciale esistente, in Italia sono ancora moltissimi i commercianti che diffidano del commercio online e non comprendono le grandi possibilità che una ibridazione dei generi potrebbe dare.

Il problema è che se non fanno in fretta ad occupare uno spazio con proposte organizzate e credibili, assistenza al cliente, rispetto dei diritti del consumatore, lo stesso spazio viene occupato da grandi ed organizzate strutture di vendita, che sono pure presenti all’estero.

L’idea poi che il mercato italiano sia impermeabile alla penetrazione dall’estero, in virtù di una sua specificità, cozza contro l’evidenza. Non solo la presenza nell’offline di marchi ed aziende europee è ormai una realtà acquisita, ma a leggere quali sono gli acquisti che gli utenti ebay italiani fanno all’estero si cambia rapidamente idea.

Sono infatti molto numerosi gli italiani che comperano abbigliamento in UK, a fronte di un calo notevole dell’attrazione dei marchi italiani per i clienti europei.

Sembra quindi che il tempo dei pionieri dell’ecommerce sia finito e che sia necessario lavorare per allargare l’ecommerce, allargando il numero delle persone disponibili ad acquistare online. E questo sta tutto nelle corde e nella capacità dei venditori di essere credibili.

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