Come i consumatori acquistano online – un report di Channel Advisor

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in ecommerce

Channel Adivsor pubblica un report periodico sulle abitudini di acquisto dei consumatori Online.

Channel Advisor è l’ azienda che attualmente gestisce un gran numero di ecommerce online, distribuisce i contenuti nei marketplaces, nei siti di comparazione di prezzi, negli ecommerce proprietari e produce analisi e contenuti di grande interesse.

Come questo rapporto sui comportamenti dei consumatori in Us che vale la pena comparare con la nostra realtà italiana.

I dati significativi di questo rapporto sono:

  1. I consumatori spendono lo stesso tempo online, ma spendono meno danaro: navigano alla ricerca della miglior offerta che faccia loro risparmiare
  2. I consumatori non comprendono a fondo come funziona Google Products Search e gli altri siti di comparazione dei prezzi, ma li usano.
  3. Amazon and eBay sono i principali riferimenti per i consumatori, ma nella testa dei consumatori Amazon vale almeno il doppio di eBay.
  4. La spedizione gratuita e le recensioni dei prodotti accrescono la loro influenza nelle decisioni di acquisto rispetto al 2008.
  5. Il 70% dei consumatori afferma di comperare regolarmente da eBay o da Amazon
  6. L’ 81 % dei consumatori comincia la sua ricerca dei prodotti partend da Google e l’11 % comincia con Yahoo – Google cresce del 5% e Yahoo diminuisce del 6%.
  7. Bing sta avendo buone performance dal giorno del suo lancio il 28 maggio, raggiungendo il 2% nelle ricerche, mentre il 13% dei clienti che hanno partecipato alla ricerca di Channel advisor hanno già usato Bing Cashback
  8. I consumatori stanno però diversificando l’uso dei siti di comparazione dei prezzi per cercare prodotti, prezzi ed offerte. Ci sono diversi ed interessanti modi di comportamento diverso nell’uso di questi strumenti di ricerca, per cui si prevede un futuro di crescita.

Quali differenze con il mercato italiano ?

La principale è la sostanziale assenza in Italia di uno strumento di analisi del comportamento del consumatore sul mercato online, tale da orientare le scelte nel breve periodo. Se si eccettua l’analisi Eurisko, presentata in maggio, non conosco altri strumenti di analisi che non siano impressioni e sensazioni, con il fondamentale rischio di parlarsi addosso senza una base documentata.

Le cose reali che in mancano in Italia, e che certo non contribuiscono alla crescita del commercio online sono molte.

  • E’ impossibile usare Google Product Search per un negozio italiano. Le combinazioni accettate da Google sono inglese/dollaro, inglese/sterlina marco/euro. A sottolineare la sostanziale marginalità della lingua italiana (e dell’euro in una area importante dell’economia..).
  • Non esiste Amazon in Italia. Al di là dei periodici annunci sulla discesa in campo di Amazon, rimane disponibile per gli acquisti, ma non per accogliere venditori organizzati nelle proprie fila.
  • Qual’è il reale uso dei siti di comparazione dei prezzi in Italia ? Considerando che i siti di comparazione dei prezzi producono dal 13 al 15 percento delle vendite online (a livello globale), sarebbe opportuno conoscerne l’uso, la funzione, la diffusione anche sul nostro mercato, pena la perdita di opportunità.
  • Come si muove il consumatore italiano nel breve periodo: anche questo diventa interessante nella prospettiva della crescita delle transazioni. Ragionare ex-post è sempre piacevole, ma da poche indicazioni sulle strade da prendere e provare.

Questa la situazione, che per molti aspetti segna una decisa arretratezza italiana, e la mancanza di basi molto solide per la costruzione di un commercio online in espansione.
Va sottolineato come le modifiche che eBay sta introducendo in Italia a partire da settembre, vadano però in questa direzione. La verifica sui requisiti professionali dei venditori, la separazione tra vendita occasionale e vendita professionale, la creazione di un ambiente capace di far crescere in volume i venditori esistenti e di accogliere nuovi venditori.
Infatti, uno dei dati che pone indietro l’Italia rispetto ad altri paesi europei è il numero sostanzialmente molto basso di venditori presenti, che costruisce un’offerta nel complesso scarsa ed incapace di potere attrattivo.
Serve quindi molto lavoro e molto sforzo per far decollare il commercio online in Italia, e per non essere solo un bacino di utenza da 60 milioni di consumatori, a disposizione di altri, a partire dalla creazione delle condizioni fondamentali, compreso il fatto che la ricerca è una condizione di base nelle decisioni di acquisto, e non solo della fan page su Facebook.

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