Social media:una facciata o una filosofia di business ?

campagne social media

in social network

Una campagna video, un concorso su facebook, promozioni e buoni sconti distribuiti via Twitter: è tutto qui l’uso dei mezzi sociali ?
Tra un marketing diretto, veicolato online come in questi casi, e le pratiche di sempre, il confine è puramente nominale ?

Il volantino nella cassetta delle lettere con le offerte del supermercato si chiama offerta diretta ed una campagna sparata su facebook ai fan della pagina si chiama “uso dei social media” ?

Social Media come cassetta degli attrezzi….

Facebook, Twitter, YouTube, sono tecnologie disponibili, strumenti, mezzi di espressione…
Servono ad aggiungere una componente sociale ad una campagna online, danno una spinta propulsiva superiore, e magari arriva pure qualche interazione. In questo caso si tratta di aggiungere un po’ di sforzi sociali alla presentazione di un marchio, rendere disponibili le proposte di vendita di un prodotto / servizio in luoghi diversi della rete, e si entra a far parte di un mondo più vasto dove qualcosa succede.

Social media come una filosofia di business…

Se non c’è un vero intento dietro una campagna, e se non ci sono altri pezzi di un quadro generale che sostengono un approccio socialmente orientato, se non c’è una vera intenzione dell’azienda, abbiamo solo una buona campagna, più o meno efficace.

Come si verificano e si misurano le intenzioni delle aziende ?

Credo che la questione sia definire alcuni obiettivi generali:

  1. Il rapporto con i clienti si sostiene quando si forniscono informazioni utili non solo nel momento dell’acquisto di un prodotto/servizio.
  2. Ascoltare le opinioni dei clienti diffuse online, chiedere le opinioni ai clienti, capire se c’è riscontro alle richieste.
  3. Rispondere ai feedback dei clienti e prenderli in considerazioni quando si prendono le decisioni  su come operare.
  4. Concordare con le persone dell’azienda linee guida e standard di comportamento, ma anche dare la possibilità a più persone di rispondere con libertà e velocità.

Per niente facile.

E non perché sia difficile il colloquio con il cliente,  ma perché esistono aree di decisione, di autonomia e di rischio dell’impresa che appartengono alla libertà dell’impresa di fare e di sbagliare.
Il confine è molto stretto ed è il confine tra la capacità di decidere con elementi di giudizio anche incerti ed il continuo domandare se va bene quello che faccio ad un pubblico senza responsabilità.

E’ importante guadagnare un pubblico più ampio per la produzione e la vendita, è importante cercare il pubblico dove si trova, ma credo si ancora più importante aver anche un indicatore di un più ampio sistema di ascolto, di risposta, di partecipazione, di miglioramento.

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Commenti

comments

  • Amerigo

    E’ un ambito complesso. A dir poco.
    I social media per chi li conosce sono qualcosa di magico.
    Ma chi puo dire di conoscere i social media?
    Anche la realtà, chi puo dire di conoscerla?
    Un artista dipinge tutto il giorno. Quella è la sua realtà.
    Un palestinese, corre via dalle bombe. Quella è la sua realtà.

    A mio parere la tecnologia (sopratutto quella sociale) ha aperto un campo di ricerche inimmaginabile. Sui social conta l’umanità, la persona è un oggetto.
    Questo è liberatorio.

    L’economia come funziona?
    Ci sono dei ladri? Ci sono quelli che sfruttano l’invenzione del denaro per rubare il tempo a quelli come noi? Si.
    La soluzione? Ha a che fare con il territorio. Quali sono gli altri modi di non toccare i soldi?

    Da una parte, a destra ho l’umanità. Dall’altra parte, sulla sinistra, il territorio.
    Come caz scelgo?
    Questa è la ricerca piu difficile. Ma ci deve pur essere una soluzione. Un modo “matematico” in cui territorio e umanità, sono connessi.

    Scrivo perchè non so.

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