Raccontare l'impresa

raccontare una impresa

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Perché raccontare l’impresa ?

Nella gestione di un progetto di comunicazione, nella redazione di un blog aziendale, in tante altre occasioni, mi trovo nella difficoltà di spiegare perché sia importante raccontare l’impresa. Si crede che raccontare di se stessi, chi siete, perché avete costituito un’azienda, abbia scarso interesse e che non sia il caso di soffermarsi su questo elemento.

Credo sia un errore per diversi motivi:

  • un insieme di individui è un gruppo quando è raccolto attorno ad una causa comune.
  • un gruppo, che è una entità morale, è percepito all’esterno quando la sua causa è visibile.
  • l’ampiezza dell’esistenza di un gruppo è data dalla sua percezione interna e dalla sua percezione esterna.

La fiducia che viene data ad un gruppo è direttamente proporzionale all’ampiezza della sua esistenza, e la coerenza tra le azioni che compie e la causa che ha abbracciato.

Non è la solita cosa mission e vision…

Molte imprese debuttano con niente più che un’idea: produrre e distribuire abbigliamento per neonati…
Con una simile idea, tutti noi possiamo immaginare di che si tratta, ma non abbiamo idea dell’ampiezza del progetto. Non sappiamo nulla, né come sarà questo abbigliamento, né in quali condizioni si svilupperà.
Ovviamente il titolare dell’idea, sa bene cosa fare e come fare.

Non è forse il caso di definire bene la causa, lo scopo, la strategia, l’etica ?
Non si tratta di sentirsi obbligati a scrivere le informazioni minime,  nelle stringate e spesso inutili proposizioni che costellano tanti siti (mission e vision) e che a volte rasentano il ridicolo per la capacità di comunicare il nulla.
Come si fa a federare un gruppo di clienti, di committenti, comprendendo tra questi fornitori, clienti, semplici spettatori, appassionati della marca e del progetto, se nessuno sa qual’è la direzione da percorrere e se ognuno va nella sua destinazione in strade tanto larghe quanto lunghe ?

Sostenere la causa

Se quindi una causa, un obiettivo, deve esistere, questo ragionamento conduce ad ammettere che deve esserci anche altro.
Un obiettivo non rimane tale solo per averlo definito una volta e basta. La causa dovrebbe essere tangibile per essere credibili. Non basta dire “siamo specialisti in energie rinnovabili” senza doverlo costantemente dimostrare, sia all’interno dell’azienda -nel collettivo che costituisce l’azienda- che verso l’esterno -il collettivo che costituisce il pubblico vasto.

Annunciamo le intenzioni, ma niente è meglio dei fatti.

I fatti dimostrano e convalidano l’intenzione, ed i fatti vanno narrati.
Comunicare l’azienda, raccontare l’impresa, ha come obiettivo principale fornire credito ad una azione collettiva e si impegna in questa direzione.
Oggi si hanno a disposizione media molto interessanti, ma è evidente che narrazione, coerenza, credibilità, si sostengono se abbiamo un progetto, se su questo progetto innestiamo dei mezzi e si ci diamo un tempo credibile e degli strumenti di controllo e misura.

L’errore potrebbe anche essere di fare della comunicazione sul prodotto e di argomentare in generale sulla causa dell’azienda, parlando di una causa globale, ma non entrando nello specifico di come i prodotti contribuiscono allo sviluppo di una idea generale. Si percepisce immediatamente un produttore senz’anima, quando non crea fiducia e confidenza.

Pensate ad Apple e ad Ikea: perché hanno così tanti fedeli ?

In conclusione

Raccontate la vostra impresa, la storia dell’azienda. Le storie piacciono e trovano un uditorio. Fate in modo che il pubblico l’ascolti e la rispetti. Le storie si fanno e si costruiscono nel tempo, si usano i mezzi adatti per diffonderle e per narrarle. E una volta cominciata, fatela parlare, fatela vivere, accrescetela e soprattutto datene prova nei prodotti che costruite e vendete.

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