Sapete una sega voi della crisi: Coca Cola e Giulia

giugno 6th, 20096:55 am @ Giovanni Cappellotto


Sapete una sega voi della crisi: Coca Cola e Giulia

Gira in televisione uno spot della Coca Cola, un po’ fastidioso anche perchè sembra doppiato da una bambinetta romana che neanche parla pisano. C’è la crisi, non ci sono i soldi, adottiamo uno stile di vita parco e frugale perché non ci resta altro, anzi no ci resta la Coca Cola da bere a casa, a televisione spenta e giocare a carte.

In Veneto a qualcuno saltano i nervi. “Intanto, è bene far sapere che quando si sta in famiglia qui da noi in Veneto si beve del buon vino e non una cosa in lattina. E poi, per stare bene non serve chiudersi in casa”. Assessore regionale al turismo e sindaco di Caorle, ma anche Confcommercio non stanno zitti.

Poi appare su YouTube un bellissimo video di risposta che è una operazione di promozione parassita, magnifica e da manuale.

Fin qua tutto bene, e nel normale novero delle polemiche che accompagnano tanti spot pubblicitari, aggiungendo il fatto che la parodia non perdona su YouTube.

Ma andando a fondo nella ricerca si trovano altre cose interessanti.

Il 2 marzo 2009 Pubblicità.it comunicava che McCann-Erickson Madrid lanciava un nuova campagna  Coca Cola  adattata per l’Italia da JWT Milano. Nel comunicato stampa si fa rifermento ai valori di positività, di fiducia nel futuro, con Coca Cola che è tra le prime tre marche in Europa associata alla felicità:
“Coca Cola è da sempre simbolo di ottimismo e in un contesto come quello di oggi abbiamo ritenuto nostro dovere rafforzare ulteriormente il nostro dialogo con i consumatori”.

In effetti, il filmato esce anche in Italia, doppiato malissimo e senza la forza evocativa dell’originale che si basa su una storia vera. Eccolo qui l’originale spagnolo con tutta la sua capacità di coinvolgimento.


Come è avvenuto il cambio? Quando si è passsati da un messaggio che dice che la felicità va oltre ogni crisi, che la felicità è nella vita stessa, che la vita è bella qualsiasi cosa succede, e chissenefrega se nasci in un momento di crisi,  da un messaggio teso al futuro ad uno piegato su stesso e che suona artefatto? Come si passa da banalissimi buoni sentimenti,  ma raccontati bene, ad una storia minimalista che mi sembra fatichi a stare in piedi?

C’è un’onda culturale che gira e si ingrandisce e che non so quanto rappresenti in termini di consenso, ma che è diffusa tra l’ecologismo, il politicamente corretto, i paladini del riciclo come status di vita. Assomiglia ad un nuovo feudalesimo: non muoviamoci, stiamo fermi, consumiamo poco, coltiviamo i nostri pomodori e ricicliamo gli abiti usati.
E allora, ci si accoda a questa onda e ci si lascia trasportare.

Una interessante discussione prende corpo anche su Zooppa

Perlomeno questa storia dimostra che i famosi “persuasori occulti” non esistono proprio, che i pubblicitari in grado di manipolare la coscienza, di indurti bisogni per fare quello che vogliono, i reparti marketing come luoghi segreti e deposito di ricette misteriose, sono fantascienza.  Hanno forse sbagliato campagna ed anche questo succede.

Due soli consiglii
Se potete, fate figli: riempiono la vita e fanno guardare sempre al futuro. Nel tempo libero, meno Coca e più Cabernet.

Giovanni Cappellotto

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