Il futuro del commercio online passerà attraverso i piccoli negozi ?

commercio online e futuro dei piccoli negozi

in ecommerce

Il futuro dei piccoli commercianti è ancora e sempre in pericolo.
È un discorso che sento da quando ho cominciato a lavorare nella vendita, ben prima che ci fosse il commercio online.
Il commercio è un’attività rischiosa perché si muove in un ambiente in continua evoluzione. A volte il cambiamento è doloroso. A volte è lento, a volte ci sono accelerazioni improvvise.
Da grande a piccolo, da generico a specializzato, da multimarca a monomarca, da piccola superficie a grande superficie, da negozi in centro città a centri e parchi commerciali, potremo ricostruire a ritroso i movimenti ondivaghi, perché mai lineari, delle trasformazioni nel retail.

Vendere online, l’eCommerce, è solo uno degli aspetti, forse quello che viene maggiormente percepito, di un mondo che procede verso una sempre maggiore digitalizzazione.
La domanda è: i piccoli commercianti hanno un futuro in questo mondo digitalizzato, sempre più nelle mani di aziende ricche e con grandi capacità di investimento?

È certo che l’onda digitale attraversa tutte le aree del commercio.
Alcuni sono già stati colpiti, altri lo saranno e non c’è davvero possibilità di sfuggire, non c’è attività commerciale che possa pensare di non essere toccata o interessata dall’esperienza digitale.

L’invasione del digitale non è solo l’eCommerce.

Nel processo inevitabile di digitalizzazione, il problema non è l’invasione dell’eCommerce. Il problema – e magari l’opportunità – è soprattutto l’emergere di nuovi ecosistemi in grado di raccogliere tutto nel loro cammino.

  • Qualsiasi cosa si pensi di Uber – luci ed ombre ci sono come in ogni altra attività, il mercato del trasporto individuale urbano è cambiato.
  • Airbnb ha letteralmente creato un nuovo mercato alberghiero.
  • Deliveroo cambia le regole nella consegna a domicilio, ma anche nella ristorazione.
  • L’industria del viaggio si è modificata profondamente prima di tante altre.

Ignorare queste cose è come stare fermi in spiaggia e ignorare l’uragano che vedi avvicinarsi.
Se si usa questo esempio, l’alternativa sembra essere solo come sfuggire all’onda che può sommergerti, perché si immagina di vivere ancora in una isola felice.
Ma qualsiasi commerciante con un po’ di esperienza, sa che vive sempre nella tempesta e in un ambiente non sicuro.
Per cui la questione è come adattarsi al nuovo ambiente e come saperne approfittare.

Costruire soluzioni e non insistere solo sui sistemi di vendita.

C’è grande enfasi sugli strumenti di vendita, spingendo tutti a dotarsi di strumenti di vendita digitale, quando mancano ancora aziende e strumenti che aiutino i commercianti a prendere coscienza dei benefici della digitalizzazione.
C’è una esplosione di corsi, meeting, incontri, che macinano sempre le stesse cose, aggiungendo poco di significativo a quello che si conosce già.
Io credo che l’obiettivo non sia trasformare i commercianti in esperti di marketing, in webmaster, in grafici web ed in esperti di analisi.

Vi porto alcuni esempi che arrivano dalla Francia, che è un mercato per noi sconosciuto, ma molto più avanzato del mercato italiano.

  • WING è un servizio che si occupa del primo chilometro. Il commerciante vende online e Wing si occupa di prendere l’ordine, impacchettarlo, consegnarlo in tutto il mondo prendendosi carico di tutte le operazioni.
  • PICAPACK è una startup francese con grandi ambizioni che può essere concorrente di grandi organizzazioni di logistica mescolando gli assortimenti degli stock dei negozi di prossimità nel settore dei libri e che può aggiungere anche altre merceologie.
  • SAASFOOD è un software dedicato all’industria alimentare che centralizza le informazioni, copre le esigenze di marketing e la gestione dei processi.

Sono tre esempi, di cui non conosco un equivalente in Italia (ma è certo una mia mancanza) e che indicano una direzione in cui verso cui muoversi. La digitalizzazione del commercio non è solo macchine per vendere.

Bisogna costruire ecosistemi in cui le aziende commerciali, ma anche le aziende artigiane si possano muovere e crescere. Costruire tanti piccoli orticelli individuali non ha futuro.

Il piccolo commercio resisterà all’onda del digitale?

SI

  • Se è in grado di raccogliere (o di trovare) le aziende per gestire servizi condivisi facendo in modo che i commercianti si concentrino sul loro business principale.
  • Se i piccoli commercianti sono sufficientemente accompagnati da esperti per prendere le decisioni giuste.
    Il che non è così semplice.
  • Se sa sfruttare un patrimonio che oggi non è di colossi come Amazon: vicinanza, relazione di qualità con il cliente, capacità di produrre prodotti di qualità personalizzati. A meno di non disperdere queste qualità e lasciare che i grandi se le prendano.

NO

  • Se i piccoli commercianti rifiutano di vedere i cambiamenti che funzionano.
  • Se le società di servizi sono più interessate a prendere quote di mercato che servire i loro clienti e continuano a vendere soluzioni tecnologiche scarse e senza vero scopo.
  • Infine NO, se le informazioni sul digitale non vengono portate in modo corretto nella disponibilità dei piccoli commercianti.

Il futuro non è rosa e nemmeno nero fosco.
Dipende dalla lungimiranza di alcuni e dalla loro volontà di cambiare. Anche in questo caso, come in molti settori, quelli che sanno adattarsi e cambiare sopravviveranno. Gli altri saranno condannati.

Immagine di Julia Casado da Pixabay

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