Dati sull’ecommerce

numeri sull'ecommerce.

in ecommerce

  • Molti e-commerce hanno un tasso di conversione del 4% sebbene Amazon e QVc abbiano un tasso di conversione del 17% e del 20% rispettivamente.
    Se hai ancora un tasso di conversione dello 0,12% – 0,14% a due anni dall’inizio della tua attività, sarà ben ora di porsi delle domande….
  • Tra i primi 100 ecommerce solo 35 hanno un tasso di conversione superiore al 5% (fonte GetElastic).
    Non è una buona ragione per accontentarsi dello 0,12% e per proporlo come traguardo ottimale…
  • l’81% degli acquirenti è più disponibile ad acquistare se le spese di ritorno sono gratuite. (Fonte InternetRetailer).
    Tieni sempre presente che lavori per produrre utili e per rimarginare i costi…
  • Secondo  Bryan Eisenberg (FutureNow) i clienti che arrivano per la prima volta convertono al 2% , mentre gli acquirenti abituali convertono all’ 8% .
  • Uno dei più grandi segmenti dei tuoi visitatori è colui che arriva per la prima volta  e che rappresenta tra il 60-80% del tuo traffico. (Bryan Eisenberg, FutureNow)
  • Secondo il blog FutureNow almeno il 20% dei visitatori del tuo sito entra pronto per fare acquisti.
    E’ come nei negozi tradizionali, solo che la percentuale della conversione si abbassa poi drasticamente.
  • Secondo una ricerca di Forrester del 2011,  il commercio online negli Stati Uniti ed in Europa Occidentale, rappresenta il 3,9% delle vendite totali al dettaglio. Si ipotizza che crescerà nei prossimi anni a ritmi del 10% anno su anno.
    Guardando il rovescio della medaglia le vendite nel retail saranno sempre la maggioranza delle vendite. La grande sfida non sarà portata dai pure players, ma da quanti integreranno vendite online nella ricerca di tutti i giorni e sapranno catturare i consumatori in ogni loro punto di contatto.
  • Il 40% dei visitatori online usa gli strumenti di ricerca del sito per cercare i prodotti.
    Una buona ragione per non avere motori di ricerca interni che siano poca cosa.
  • Il 25% degli acquirenti abbandona il carrello prima di concludere l’acquisto (Forrester).
  • Il 47% dei negozianti online non conosce il tasso di abbandono del loro carrello.
    Vorrei aggiungere che una percentuale molto alta fa nulla per recuperare i carrelli abbandonati.
  • Il 40% degli acquirenti online non è soddisfatta della loro esperienza d’acquisto. (Internet Retailer Magazine).
    Un buon motivo per utilizzare strumenti di feedback gestiti da terze parti.
  • Tra i 100 top e-Commerce, coloro che non mettono il codice CVV della carta di credito, hanno un tasso di conversione superiore del 40% (sorgente GetElastic).
    Mi piacerebbe sapere quanti sono coloro che si ricordano il loro codice 3d secure…Oppure quanti se lo sono dimenticati e non comperano quando gli viene chiesto. Un buon motivo per usare PayPal, magari nella versione PayPal Pro.
  • Una percentuale vicina ai 3/4 dei visitatori abbandona un ecommerce se non trova i prodotti che cerca entro i primi due minuti.( fonte internetretailer.com)
    Semplifica la ricerca, semplifica i filtri, gestisci con intelligenza il tuo magazzino ed i tuoi codici. E soprattutto, metti a gestire il tuo ecommerce persone che abbiano esperienza online, non direttori vendite che non hanno mai comperato nulla…
  • Secondo una ricerca Jupiter le persone che scrivono una recensione positiva sono più di quelle che scrivono una recensione negativa. 9% contro 4%.
  • Secondo Forrester l’83% dei consumatori presta molta attenzione agli amici che hanno comprato o usato un prodotto o un servizio.
  • In uno studio di GrokDotCom tra i venditori online è stato trovato che il 27% dei visitatori arriva con buone intenzioni di acquisto, ma sono molto pochi quelli che poi comprano. Tra coloro che non comperano il 31% vorrebbe una migliore selezione di prodotti, il 24% vorrebbe diverse opzioni di trasporto, il 17% cita problemi durante il checkout, il 14% dice che i prezzi sono troppo alti. La buona notizia è che ci sono anche coloro che comperano e che giudicano positivamente i tuoi prezzi.
    Su con la vita, che non si finisce mai di imparare…
  • Quanti sono gli ecommerce?
    Molto difficile da dire, ma se pensiamo che ci siano 600 shopping carts e che ognuno è scelto da qualche decina di migliaia di installazioni, facciamo un po’ di conti per difetto…
  • Secondo uno studio di comScore del 2005, le persone fanno in media 13 ricerche prima di decidere l’acquisto. (Sorgente:Elastic Path blog post).
  • Una ricerca di Forrester ricorda che il 23% dei clienti abbandona il negozio online quando viene chiesto loro di registrarsi.(Sorgente: Elastic Path blog post).
    Un ottimo motivo per eliminare questo gran punto di frizione.
  • Nel solo 2006 le vendite cross-sell su Amazon contribuivano per il 35% alle vendite totali. (Sorgente: Get Elastic blog article).
  • Qual’è la correlazione tra tempo di caricamento ed abbandono di un sito? Secondo Get Elastic quasi la metà dei visitatori abbandonano una pagina se impiega più di due secondi a caricarsi.
  • Dati sulla chat online via  Get Elastic blog article. I visitatori ripetuti utilizzano maggiormente le chat online. Chi ha provato ad utilizzare la chat online dentro il carrello di acquisto, rivela che è una buona esperienza,  molto utile.
  • Se pensi di essere in ritardo nel Search Engine Marketing, considera questo:  secondo Google il 25% delle ricerche giornaliere non sono mai state eseguite prima.
  • Il vino ed il cioccolato hanno fasce di prezzo molto estese: ecco il motivo principale per cui si regalano. Si fatica a capire il valore reale del prodotto.  (Fonte:  Priceless: The Myth of Fair Value).
  • La ricerca di Hyunjin Song e Norbert Schwarz ha dimostrato che le persone valutano che  le istruzioni sono due volte più difficili da seguire quando sono scritte in un carattere di fantasia rispetto a un carattere semplice.
    Attenzione all’uso dei caratteri e alla tipografia sul tuo sito.
  • Dati contraddittori sulle recensioni:
    Quasi il 63% dei consumatori indicano che sono più propensi ad acquistare da un sito se ha valutazioni di prodotto e recensioni. ( Fonte Search Engine Journal ).
    Passando da 0 commenti a 1 rcommento con 4.2 stelle si migliorano i tassi di conversione del 20% . ( Fonte Tech Crunch).
    PETCO.com ha scoperto che i prodotti senza commenti hanno un  20,4%  tasso di rendimento più elevato rispetto a quelli con recensioni e  prodotti con  50 e più recensioni hanno un tasso di rendimento che è la metà di quelli con meno di 5 recensioni .
    Appunto, dati contraddittori, ma spiegabili…
  • Gli utenti spesso lasciano le pagine web in 10-20 secondi . Ma, se si dispone di una proposta di valore chiaro che li fa  stare mezzo minuto, c’è una buona possibilità che essi rimarranno ancora più a lungo – spesso due minuti o più , il che è un eternità nel web. ( Fonte  NNGroup).
  • Impatto del video di prodotti: StacksAndStacks.com afferma che c’è fino al  144% in più di probabilità di acquistare dopo aver visto un video di prodotto. ( Fonte Internet Retailer).

fonte dell’articolo ecommerce Facts
Immagine di lucinelcielo da Flickr

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Commenti

comments

  • Stefano

    Interessante…ma mi sembra di notare una incongruenza…Solo 100 e commerce hanno un tasso di conversione superiore al 5% e poi dici che molti ne hanno uno del 4%. Possibile “tutta questa differenza” in un solo punto percentuale? Altra domanda….una volta stabilito che il mio e commerce ha un rapporto di conversione del X% come faccio a valutare se è un buon risultato?
    Nel mio caso ho confrontato il tasso ottenuto con quello dell’anno precedente stesso periodo trovando un incremento di mezzo punto circa ma non credo sia molto indicativo.

    • Il post è una raccolta di dati che vanno poi riportati alla realtà in cui si opera.
      Il tema dei tassi di conversione è davvero molto importante e sto facendo uno studio approfondito per poterlo pubblicare a breve.

  • Stefano

    Ok..grazie…aspetto di leggerlo allora nella speranza di trovare risposta alla mia domanda. A presto…:-)

  • Davide

    “dati contraddittori, ma spiegabili…”

    Me la spieghi questa? Grazie 🙂

    • La serie pubblicata è una raccolta di dati, senza pretesa che debbano rappresentare la verità. In questo caso mi riferisco alle mie abitudini da cliente di alberghi, un prodotto come un altro. Spesso fuggo dalle troppe recensioni e scelgo hotel con meno recensioni. Perché? Mi è più facile leggere e controllare tra le righe ed interpretare il senso. Se riferito ad altri beni che compro spesso, la scelta cade anche su beni senza recensione, per la voglia di provare e per cercare di distinguersi. Insomma, c’è una componente di individualismo nelle persone che fa in modo che le scelte non siano sempre sulla base del comportamento maggioritario (per fortuna). 🙂

  • Davide

    Grazie per il chiarimento.
    Per i beni tecnologici lo capisco: se un prodotto ha molte recensioni all’attivo significa che probabilmente è anche vecchiotto, per non dire vicino a obsolescenza.
    Per quanto un approccio pionieristico su prodotti sconosciuti sia ormai di nicchia anche su Internet, se esce l’iphone 6 e non ha recensioni, tutti si fionderanno ad acquistarlo senza necessità di recensione.
    Per un albergo lo capisco meno. Lungi da me pensare che il mio comportamento sia rappresentativo, ma quando scelgo un albergo su booking tendo proprio a scartare quelli senza recensioni e a evitare quelli con pochi commenti. Questo perchè pochi commenti possono essere facilmente distorti, ma su numeri grandi vince la legge dei grandi numeri (per approccio tendo poi a ignorare i commenti troppo positivi e quelli troppo negativi, a meno che siano molto ben argomentati).
    In ogni caso articolo molto interessante 🙂

    • Nessun comportamento individuale è rappresentativo se non per sé stesso. Come dice l’immortale Totò: è la somma che fa il totale! declamando la teoria della coda lunga prima che diventasse un luogo comune. 🙂

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