European Digital Behaviour Study 2013

European Digital Behaviour Study 2013

in ecommerce

Ho spesso notato come le ricerche sull’ecommerce in Italia, paragonate a quanto è disponibile in Francia, Regno Unito o Germania, siano state spesso deficitarie e poco approfondite.  Il fatto è che ci sono pochi centri che studiano il mercato italiano e si vive tutti nell’idea di una approssimazione sui dati ed i risultati che contribuisce a rendere ancora più minoritario l’ecommerce italiano.

La nuova ricerca di ContactLab European Behaviour Study 2013 fa un grande passo in avanti nella direzione di comparare i dati del mercato italiano con quelli di altri paesi europei e di proporre un terreno di analisi comune che indica le molte direzioni in cui sviluppare dei progetti di business.
Credo che questo sia il valore più significativo di questa ricerca.

Ho sempre avuto l’impressione che le aziende italiane sottovalutino i propri consumatori che sono spesso più avanti delle stesse aziende. Il ritornello corrente è: il nostro pubblico non è pronto, e si prende la barriera linguistica più che come un freno, come una protezione che serve a salvaguardare non so quale specialità del mercato italiano.
Faccio due esempi: la frammentazione della produzione di mobili in Italia dove la maggior quota di mercato in ogni particolare segmento non arriva alle due cifre percentuali, ha sempre fatto pensare che fosse impossibile creare delle verticalizzazioni per vendere online. Poi si scopre che arrivano aziende tedesche e ci riescono benissimo.
Stessa cosa per il mercato delle scarpe: a fronte di una grande capacità produttiva, non è mai esistito una sorta di “federatore” online che raggruppasse l’offerta. Anche in questo caso si scopre poi che arrivano progetti di investimento sostenuti da aziende, anche in questo caso tedesche, e conquistano quote significative di mercato.

Italia: potenzialità da cogliere, barriere da superare

Quando nel rapporto in oggetto si dice che

a fronte di quasi nove utenti su dieci (89%) che si informano online su prodotti e brand, la percentuale di utenti Internet che acquista online si ferma al 34%. ….Restano tuttavia radicate barriere all’acquisto, frutto di evidenti resistenze legate all’inesperienza che i merchant devono impegnarsi a far superare. Intervistati sui motivi principali di non acquisto, gli utenti internet italiani adducono diffidenza nei confronti di una modalità di acquisto che non permette la verifica diretta della qualità del prodotto desiderato, che porta quindi a prediligere il negozio fisico e il rapporto con il proprio venditore di fiducia. Tra i canali preferiti dagli utenti per fare shopping online, i risultati migliori in termini di raccomandabilità li ottengono gli store online multimarca specializzati per tipologia di prodotto o servizio.

penso che il compito principale spetti ai commercianti, perché comunque gli italiani, se non comprano online in Italia, comprano online in altri paesi dove si cura con maggior attenzione l’esperienza del cliente.
Ed il vero problema è che se oggi la percentuale di acquirenti online si ferma a poco meno della metà rispetto alla Francia e Spagna, non significa che questa sia area protetta ed immune dalle scorrerie di competitor internazionali.

Il giudizio sui canali.

Trovo molti altri elementi interessanti nei dati presentati da ContactLab.
La distribuzione per categorie merceologiche presenta una buona crescita dell’abbigliamento e degli articoli per la casa che fa immaginare come soluzioni di presentazione dei prodotti che escano dalla modalità della vendita  a catalogo siano in grado di attrarre un maggior numero di compratori.

Stessa cosa per la prevalenza del negozio multimarca specializzato online. E’ probabilmente una caratteristica italiana che potrebbe rappresentare un valore importante. Anche in questo caso penso a tutte le possibili integrazioni online offline.
Penso anche a tutte le occasioni che potrebbero permettere la creazione di un centro commerciale online a partire da attività commerciali collocate in centri storici di media grandezza, che fino ad oggi hanno buttato via molte opportunità.

Il rapporto si può scaricare a questo indirizzo. Il consiglio è quello di leggerlo e trarne le personali conseguenze ed indicazioni per contribuire a migliorare gli ecommerce in Italia, studiando nuovi modelli di business online e nuovi modi di presentare i prodotti, ed entrare in una fase di ulteriore crescita e sviluppo.

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