C’è conflitto tra e-commerce e negozi?

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in ecommerce

Se il commercio nei centri urbani langue e sparisce è colpa dei commercianti che non capiscono il cambio epocale e quando grandi e-commerce falliscono i loro obiettivi è colpa di un progetto mal costruito. Muoversi in questo ambiente sta diventando molto difficile e rischioso, se non si capisce bene cosa si sta facendo. Se non si hanno chiare linee guida, precise e ben costruite, si rischia seriamente di andare da nessuna parte.

Un precedente post: Il futuro del commercio nei centri storici è online,  si basa su due assunti:

  1. L’e-commerce rappresenta meno del 10% delle vendite totali e se proiettiamo al futuro queste percentuali, difficilmente supererà il 15% complessivamente.
  2. E’ l’e-commerce che ha bisogno del commercio, non il contrario. A parte qualche gigante del commercio online, il futuro sarà un mix di scambi tra e-commerce e negozi di strada.

L’esempio di Bonobos

Chi conosce Bonobos sa che Andy Dunn, il fondatore nel 2007, è un paladino di Internet e della vendita online. Puoi ascoltare la filosofia di Andy Dunn su Fora.tv e ti assicuro che merita l’ascolto, anche a pagamento. Andy Dunn è un uomo molto pragmatico e dopo aver proclamato che

“i negozi sono una pessima idea economica”,

ha aperto sei negozi Bonobos. La cosa interessante è che non ha cambiato idea di fondo.

“Ero abbastanza fissato con il solo e-commerce, ma ho scoperto che circa la metà dei potenziali clienti non avrebbe ordinato abbigliamento on-line perché volevano toccare la merce. L’e-commerce è in rapida crescita, questo non significa che il mondo non online  stia sparendo – significa solo che sta cambiando.”


Nel negozio Bonobo:

  1. si accede solo su appuntamento.
  2. Si trova tutta la collezione disponibile.
  3. Ci sono tutte le taglie e lunghezze dei pantaloni ma solo nel colore principale. Serve infatti a trovare la taglia esatta.
  4. Il cliente non porta via la merce.
  5. Si ordina online e si riceve spesso il giorno dopo.

I numeri del negozio

  • La transazione media è doppia rispetto al solo negozio online.
  • Un cliente torna a comprare dopo 58 giorni, mentre torna nel negozio online dopo 85 giorni.
  • Dopo sei mesi il negozio è già in attivo.

Anche se questa realizzazione sembra estrema e potrebbe non essere applicabile in quanto tale per tutti i tipi di vendita al dettaglio (qui si tratta di moda), l’idea potrebbe prefigurare la strada a molte aziende.

Su un progetto simile si sta lavorando in Italia per una catena di distribuzione in tutta Europa e potrebbe essere una esperienza davvero significativa.
Gli ostacoli sono nella struttura di gestione che deve essere ottimizzata per gestire queste complessità, nella logistica e nei programmi che stanno sotto all’ecommerce e che si interfacciano con la vendita online ed offline. Non basta solo un carrello che fa vendite, come pensano molti.
E non bastano quattro euro per mettere in piedi un progetto simile.

Certo è che un progetto di questo genere rappresenta veramente il futuro nel commercio.

foto: courtesy of Bonobos

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