Il remarketing su Facebook

remarketing

in web marketing

Questo articolo è stato scritto da Barry Cooke. Barry è uno stimato consulente in materia di usabilità che lavora nel campo del marketing via Internet da oltre 15 anni in molti settori diversi. E’ anche un esperto di social media è un appassionato utente di social network come Twitter e Badoo.

Se avete navigato sul web negli ultimi sei mesi potreste avere notato il grande clamore sui “cookie”. La traduzione letterale del termine inglese in italiano è biscotto: il sito web visitato dall’utente lascia cioè una sorta di briciola di biscotto sul computer del navigatore, vale a dire un piccolo file per registrare dati e impostazioni di personalizzazione relativi al servizio offerto dal sito.

Cookie Law

Contrariamente a quanto il navigatore principiante potrebbe pensare, non si tratta dell’acquisizione da parte della Microsoft di un biscottificio nel disperato tentativo di restare in testa nella corsa per il primo posto tra i sistemi operativi; i navigatori più esperti capiranno subito che si tratta invece di un grande passo avanti in materia di leggi sulla privacy online. Ci sono persone, il cui numero è perennemente in crescita, le cui vite dipendono dalle ultime trovate dell’e-marketing, che restano sveglie la notte con lo sguardo fisso sui propri tablet. Se state leggendo questo articolo probabilmente siete una di queste.

La situazione non è catastrofica come potrebbe sembrare in apparenza: i cookie non sono stati vietati, l’Unione Europea vuole semplicemente essere sicura che i consumatori sappiano cosa fanno i siti web con le informazioni sulla loro navigazione. I cookie sono un elemento indispensabile per il marketing sul web e la maggioranza dei siti applicano al riguardo una politica di “incoraggiamento gentile”, avvisando i nuovi utenti che alcuni dei loro dati saranno rilevati e monitorati e ponendo l’attenzione sugli aspetti positivi che possono rendere più semplice la vita dell’utente.

Facebook Exchange

Fortunatamente, da quando la legge è stata cambiata all’inizio del 2012, alcune importanti istituzioni del web hanno introdotto nuove modalità di utilizzo dei cookie che aumentano il cross-platform data tracking e le opportunità pubblicitarie. La società più famosa che ha compiuto questa scelta è Facebook. Con il suo nuovo servizio chiamato Facebook Exchange il social network consente agli inserzionisti di massimizzare il traffico incrociato tra il loro sito web principale e i loro canali sui social media. Da quando i social media sono passati dall’essere utili all’essere indispensabili gli addetti marketing cercano il modo più affidabile per spostare il traffico tra questi due rami della loro identità online.

Il direct linking è la scelta ovvia ma non è di alcun aiuto nel caso di potenziali clienti che casualmente visitano il loro sito perché possono decidere di pensarci in un secondo tempo ed essere poi invece acquisiti da un concorrente.

In modo molto simile a quanto accadeva prima, ancora oggi un cookie viene posizionato sul browser dell’utente per registrare l’interesse verso quella particolare società. L’utente potrà poi potenzialmente vedere gli annunci pubblicitari di quella specifica società per i successivi 30 giorni in qualsiasi sito facente parte del Google Display Network (e sono milioni e milioni). Il lato negativo fino a poco tempo fa era che gli utenti dei quali si erano ottenuti i dati passavano la maggior parte del proprio tempo su Facebook dove non compariva alcuna pubblicità della società in questione.

Remarketing

Grazie a Facebook Exchange, ora i dati possono essere trasferiti tra le due piattaforme e le aziende possono cominciare immediatamente a mostrare gli annunci pubblicitari mirati agli utenti.
I più giovani trascorrono la maggior parte del proprio tempo sui social network, ecco perché il remarketing è stato fino ad ora quasi inutile. Ci sono moltissime società diverse che cercano di emergere e conquistare posizioni di rilievo nel mercato dei teenager e dei giovanissimi e la soglia di attenzione degli utenti diminuisce ad ogni generazione: per potere avere un riscontro positivo, quindi, le società sono costrette ad inviare ripetutamente un messaggio forte in tutte le piattaforme. Anche se i cookie sembrano essere diventati quasi una parolaccia (un po’ come la loro versione reale e cioccolatosa nella dieta alimentare ideale), è incoraggiante vedere che dal punto di vista legislativo l’Unione Europea non ne sta arrestando lo sviluppo, rendendo il loro potenziale sempre più interessante sia in termini di cattura dei dati che di pubblicità.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Commenti

comments

Previous post:

Next post: