I dati sull’ecommerce in Italia nel 2012

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Il 17 aprile CASALEGGIO ASSOCIATI ha presentato il focus annuale sull’ecommerce in Italia nel 2012.
E’ un rapporto molto interessante che esamina molti aspetti del settore e che è scaricabile alla voce e-Commerce in Italia 2012.

L’ecommerce in Italia recupera sull’Europa.

Nell’attuale situazione di crisi economica e di compressione dei consumi, l’ecommerce cresce anno su anno in tutta Europa. I mercati più importanti sono il Regno Unito, la Germania e la Francia.
In Italia, da un paio di anni, l’ecommerce cresce con un valore superiore alla crescita generale in Europa.
Il rapporto stima che in Europa i consumatori online siano 381,5 milioni con una media di 27,5 ore per persona, dato riferito al mese di dicembre 2011.

  • In Italia gli utenti attivi a dicembre 2011 sono stati 27,6 milioni  e l’audience online cresce nel giorno medio del 7,3%.
  • Il fatturato delle vendite online si attesta sui 18,97 miliardi di euro nel 2011.

La mia opinione è che la crescita dell’ecommerce in Italia avvenga in coincidenza con una profonda trasformazione della rete commerciale italiana e che questa trasformazione abbia più valore delle innovazioni tecnologiche e della diffusione dell’adsl.

Alcune tendenze dell’ecommerce in Italia.

I produttori vogliono saltare l’intermediazione commerciale. Questo aspetto è particolarmente vero e si nota nelle aziende che producono moda, tessile abbigliamento, e che per molti anni erano restie alla vendita online.

Il mobile guida le integrazioni online offline. La rete serve a portare clienti nei negozi fisici che abbiano compiuto una ricerca online, oppure a creare nuove esperienze del cliente sempre all’interno dei punti vendita.

Crescono esperienze multicanale e formati flessibili. A fianco dei grandi pure players (coloro che vendono solo online) è la presenza ubiqua, ricercabile, rintracciabile che fa la differenza tra un commercio statico ed uno dinamico. Ci sono sicuramente da superare molti problemi di logistica, di tempo di consegna, ma appare una strada obbligata.

Prezzi dinamici, vendite a tempo, occasioni.
Al di là del successo di Groupon, Privalia, Vente Privee, le vendite istantanee cambiano il rapporto tra il cliente ed il prodotto creando un senso di urgenza, ma anche di appartenenza. Alla luce del successo di questi formati, che possono anche essere declinati nei propri siti ecommerce, appare molto sterile la periodica polemica sui saldi e sui prezzi di vendita.
Internet e la vendita online stanno cambiando la percezione del prezzo ed il modo di comporre e gestire la marginalità sui prezzi di vendita.

I social media ed un marketing interattivo.
Le intenzioni di acquisto cominciano con una ricerca online, una forte integrazione con i social media e con i protocolli Open Graph di Facebook riesce a costruire profili demografici e di utilizzo del sito che si integrano con la tradizionale web analytics.

Perché i clienti scelgono uno o l’altro prodotto?

  • Credibilità del marchio 49%
  • Ampiezza della gamma 32%
  • Fidelizzazione dei clienti 31%
  • Politiche di prezzo 22%
  • Servizi aggiuntivi 13%
  • Tempi di consegna 9%

E’ evidente che se un operatore non è un marchio molto conosciuto deve necessariamente far leva sugli altri valori. Il cliente perdona tempi di consegna lunghi ad un brand molto noto, ma esige la consegna immediata da un nuovo attore. E del resto la politica di crescita del brand comincia con la massima affidabilità sulla corrispondenza tra prodotto descritto e consegnato e tempi veloci di rimessa della merce.

Marketing online.

  • Keyword adverting 23%
  • SEO 17%
  • Email marketing 12%
  • Social media 11%
  • Comparatori 11%
  • Affiliazione 5%
  • Stampa 5%
  • Banner 5%
  • Televisione 3%
  • Radio 1%

Interessante notare che il livello di soddisfazione delle aziende protagoniste sullo studio è inversamente proporzionale all’investimento il social media marketing. Se il mix dell’investimento è più orientato al PPC e all’email marketing il livello di soddisfazione aumenta: segno che bisogna ancora trovare un giusto modo di investire sui social media –  e molte aziende lo hanno fatto. 

Opportunità internazionali.

Le aziende italiane sono ancora poco orientate a mercati diversi dal mercato nazionale, nonostante esista un interesse per i prodotti italiani. E’ un problema di lingua, di minorità, di imposizione fiscale, di politica dei prezzi e di costi di spedizione e consegna.
C’è una importante azione di lobbyng a Bruxelles per unificare le politiche nazionali  a favore delle vendite transfrontaliere, condotta da diversi operatori e sostenuta anche da eBay.

Al di là delle situazioni contingenti, va sottolineato che esiste grande spazio per la crescita dell’ecommerce dei prodotti italiani in altri mercati e che se questo spazio non sarà preso dai produttori, distributori e commercianti italiani, non resterà certo vuoto, ma sarà preso da sicuramente da altri competitori agguerriti.

 

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selena novembre 12, 2012 alle 18:55

Buonasera, leggo il dato Casaleggio: e commerce Italia + 32% totale valore 18miliardi di euro e il dato Netcomm ott 2012: + 19% e valore 9 miliardi di euro…
quale è vero? perchè questa differenza?
grazie

Giovanni Cappellotto novembre 12, 2012 alle 21:36

Sia Casaleggio che Netcomm si basano su rilevazioni statistiche che possono essere condotte con modi diversi e dare risultati.
Non so quale sia più attendibile, perché non conosco modi di rilevazione e base di valutazione.
Mi interessa di più il dato di tendenza rispetto ai precedenti dati e le indicazioni, in questo caso, sono concordi.

Matteo febbraio 4, 2013 alle 23:33

Buonasera! Mi sono imbattuto anche io in questa discordanza confrontando i dati Casaleggio rilasciati ad aprile 2012 con quelli Netcomm relativi al mese di dicembre 2012. Il mio parere, se posso dare un contributo, é che Netcomm non consideri il gambling, che nel report Casaleggio 2012 vale poco piú della metà del mercato.

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