Gli amici prima degli sconosciuti: il potere delle relazioni sociali

logorama, l'influenza della raccomandazione

in social network

Quando si parla del potere di influenzare le decisioni delle persone sulla rete, si confonde l’influenza con il rumore e si pensa che chi fa più baccano sia più influente.
A volte si confonde la realtà vera con un microcosmo autoreferenziale che parla e scrive per lo stesso microcosmo. Un esempio lo si ha ogni volta che si affronta il mercato elettorale: molti scambiano i propri desideri con la realtà e pensano che l’opinione ripetuta in piccoli circoli sia l’opinione della maggioranza. Salvo poi essere delusi dall’effettivo risultato delle urne.

L’influenza si misura nel rapporto di vicinanza e di relazione, prima ancora che nella comunicazione.

L’importanza della prossimità

Uno dei concetti chiave quando si parla di influenza è il concetto di vicinanza alla persona che ti influenza. Non è necessariamente la prossimità sentimentale o l’amicizia (i parenti, la famiglia, gli amici), ma anche la vicinanza per competenza. Nell’evoluzione della comunicazione e della società, molti prodotti sono diventati degli indicatori sociali. Le marche ci hanno invaso, come possiamo vedere nel breve trailer di Logorama, il corto vincitore dell’Oscar 2010

Influenzare può essere un lavoro ? Le relazioni importanti

Questa è la domanda centrale del film The Joneses con David Duchovny e Demi Moore, di cui è riprodotto il trailer qui sotto.

Una “falsa” famiglia americana che le altre famiglie adorano, passa di villa in villa con uno scopo: raccomandare ai nuovi amici i prodotti che loro utilizzano. Sono venditori porta a porta che diventano i vostri migliori amici per proporvi i loro prodotti.

Insomma, il fenomeno arriva al cinema ed influenzare è davvero il futuro del marketing.

Facebook ha capito l’importanza dell’influenza attraverso il social shopping

Il social shopping parte dall’idea che il tuo acquisto è influenzato dalle opinioni delle persone che ti sono più vicine.

Facebook attraverso il suo ambiente, con il modulo Open Graph “Mi Piace” integrabile su tutti i siti esterni a Facebook, rappresenta la volontà di Facebook di avere una forte presa sul web sociale, al di fuori del proprio spazio, ma per riportare poi tutto all’interno di Facebook stesso.

Che i siti di marca stiano diventando sociali, è una soluzione inevitabile. Che Facebook voglia la fetta più grande della torta è  una strategia opportuna. In effetti Facebook visualizza i siti di marca per i quali i vostri amici  hanno già espresso un gradimento per specifici prodotti, articoli o servizi,  tramite il pulsante “Mi piace”

La raccomandazione è dunque ancorata al ciclo di acquisto del prodotto, quando il cliente è sul sito commerciale e non su un sito esterno e può quindi più facilmente innescare il processo d’acquisto.
Avrò occasione di tornare più a lungo su Facebook Open Graph e su quanto annunciato durante F8 , che si pronuncia con lo stesso suono di “Faith – Destino”.


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Commenti

comments

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  • Sto riflettendo sulle ultime parole del tuo post: <> In realtà il termine inglese Faith ha il significato di “fede” e mi pare che ben corrisponda al discorso dell’influenza di un parere come “mi piace” o all’esempio dei protagonisti del film che si spostano di casa in casa per vendere il sogno americano, in fondo una specie di fede da predicare e da condividere. La fede si traduce poi in fiducia, quella che devi avere in un prodotto nel momento in cui lo acquisti. Il marketing diventerà la religione, se non lo è già, del terzo millennio.

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