The Social Organization: come usare i social media in azienda

the social organization

in social network

Ho finito di leggere, nella versione per Android, Social Organization: How to Use Social Media to Tap the Collective Genius of Your Customers and Employees.

Gli autori sono Anthony Bradley e Mark P. McDonald, vice presidenti del gruppo Gartner Research.
La mia idea è che soprattutto le piccole imprese hanno bisogno di costruire una community attorno al loro business se vogliono aumentare il loro volume d’affari e guadagnare nuove prospettive.

Costruire una organizzazione agile e pronta alla reazione.

Se sei interessato ad un argomento che sfugga dalla disputa Facebook contro Google+ e se ti interessa di più la costruzione di una community, piuttosto che l’esame delle specifiche di una singola piattaforma, questo è il libro che potrebbe davvero fare al tuo caso.

“Spesso si sente di comunità che sembrano apparire spontaneamente su Internet e crescere con milioni di partecipanti senza alcun proposito esplicito. Può essere vero in apparenza, ma quasi ogni successo sul web sociale parte con un scopo ben definito.”

C’è quindi molta differenza tra campagne sparate a caso e campagne che crescono dal basso.
Detto in questi termini sembra una affermazione lapalissiana. Ma è opinione comune in molte aziende che il navigatore online sia lì, pronto a scattare ad ogni richiesta, pronto ad esprimere la sua opinione su qualsiasi argomento lo si interroghi. Dopo di che, non appena il cliente chiede qualcosa di specifico all’azienda, una domanda sul prodotto, sulla distribuzione, sul prezzo, sembra che voglia chiedere una sorta di segreto industriale. Sarà un cliente “vero” o un inviato della concorrenza ?

La ragione sta che, purtroppo, per molte aziende il mondo finisce al di là dei cancelli della fabbrica…

Costruire una roadmap per il successo.

La scaletta per il successo, le azioni da programmare, devono essere previste e programmate.

Ci sono sei elementi da considerare: i principi sociali, i benefici sociali, i costi sociali, i benefici per il business, i costi per il business e l’impatto che queste azioni avranno sugli affari dell’azienda.

Senza una roadmap, si può solo discutere in termini del tutto generici di creazione di valore, ad esempio affermando che la collaborazione “rende più produttivi” oppure che bisogna “migliorare la comunicazione”… Una roadmap prevede una serie di obiettivi ben definiti che possano essere misurati…

Il problema dei costi

Pensare che si possa fare tutto “a buon mercato” è una trappola da cui fuggire. La buona volontà non basta, servono tempo e mezzi, perché i costi sono significativi al di là della tecnologia che si usa.
E d’altra parte non c’è successo notevole che arrivi facilmente e a buon mercato. E non è certo diverso con i social media.

Il problema della direzione.

Nell’ipotesi che la comunità cresca e si sviluppi ci sono i problemi legati al riconoscimento del ruolo e alla differenza che passa tra un ambiente collaborativo ed una struttura aziendale che soffoca la comunità.
Qui emerge il ruolo del comnunity manager e la capacità dell’azienda di gestire lo sviluppo, perché nessuno può pensare di prescrivere mezzi e percorsi, ma può solo misurare i risultati.

Le comunità online sono diventate un potente modello di business, oltre che un aiuto per diffondere conoscenza del brand e trasmettere informazioni. Ci sono begli esempi di comunità costruite da piccole e medie aziende, e si possono citare esempi ed azioni precise che producono risultati molto efficaci, misurabili proprio in termini di vendite che passano attraverso i social media.  Ed in molti casi con rendimenti superiori alle consolidate campagne di keyword advertising.

Ma la condizione fondamentale è sempre costruire un percorso ed investire consapevolmente.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Commenti

comments

Previous post:

Next post: